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Dove ha realizzato l’ennesima campagna di sensibilizzazione nei confronti delle donne che, a causa dei media, delle mode e della paranoia che è proprio femmina, ogni giorno vivono dentro un corpo che non corrisponde alle loro aspettative. Io sono una di queste.

Appena un’ora fa ho letto un interessante post scritto da Simona Melani sul suo The Wardrobe, potete leggerlo QUI. Il passaggio che mi ha maggiormente colpito è questo:
“La me stessa di molti anni fa non sarebbe neanche entrata nel palazzo. Oggi posso dire senza dubbio che passerei nella porta delle Beautiful, non per vanteria, ma perché sentirmi bella ogni giorno è una sfida che ho vinto nel tempo.
E ovviamente, da quella porta passerei insieme a tutte le donne che conosco e tutte quelle che leggono questo blog in questo momento.”

Dopo aver osservato il nuovo video Dove ho immaginato una porta, da me artigianalmente realizzata, con su scritto INVISIBILI.
Ogni qual volta io mi presenti come un’insicura, paranoica, pazza, quasi trentenne donna, mi sento rispondere dal mio interlocutore che osservando e leggendo i miei social network nessuno potrebbe mai presupporre questo.
Houston, abbiamo un problema!
Evidentemente Instagram e compagnia bella riescono ad innalzare i miei livelli di autostima o quanto meno riescono a farmi sentire sicura di me, una leonessa da smartphone insomma. La realtà è che risulta molto più semplice (almeno per me) far emergere la propria personalità attraverso una foto o uno status divertente, ma spesso nella vita di ogni giorno si desidera essere invisibili, in strada, in palestra o nei camerini dei negozi quando la commessa ti chiede “allora? andava bene?”.

Non ho mai elemosinato like, non li ho mai pagati e tanto meno desidero farlo. Conosco gente che lo fa, anche se non lo ammette. Ragazze che probabilmente pensando di sentirsi in pace con loro stesse e con il mondo intero superando i 100 like per ogni foto, anche se l’ interesse da parte di chi osserva non è sincero e disinteressato, ma frutto del lavoro di un app creata per questo.

Moltissime volte, attraverso i social network ho mostrato i risultati della mia dieta, ho postato foto di disperati approcci allo sport, di insalate scondite e thè deteinati, mi sono lamentata della mia età e di quanto sia stato difficile per me venir fuori dall’adolescenza anni fa. Evidentemente dunque non sono così brava a mascherare ciò che provo, ma siete bravi voi (un voi generico) ad ignorare i miei messaggi criptati. I miei, come quelli di altre decide di centinaia di migliaia di milioni di miliardi di donne.

Forse, tutte noi, dovremmo provare ad andare oltre le foto dei bicchieri di prosecco tenuti con la mano sinistra mentre la destra scatta, oltre le foto outfit nelle quali molte di noi non mostrano neanche il viso. Mostrare meno e capire di più. Forse la bellezza delle nostre insicurezze non verrà mai fuori sui social network, ma posso giurare che troverei queste imperfezioni molto più interessanti dei soliti #ootd.



La verità è che se fossi sicura delle mie cosce e del mio girovita tanto quanto lo sono del mio cervello (o dei miei capelli, dai!) io dalla porta Beautiful non solo ci passerei, ma probabilmente la smonterei e me la porterei a casa. Dopo, ovviamente, la Instagrammerei senza pietà.

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