lunedì 26 gennaio 2015

10 cose che le serie tv mi hanno insegnato sugli uomini - seconda parte

Dopo avervi mostrato le prime 6 cose che le serie tv mi hanno insegnato sugli uomini, molte di voi mi hanno contattate chiedendomi di Pacey, Jess, Ryan e soprattutto Big. Ma secondo voi...
MA SECONDO VOI!
Nulla è lasciato al caso!
Ho lasciato nel cassetto del mobile tv i più problematici, proprio per poterli tirare fuori nel capitolo finale.

7 ) Il finto sfigato
Sta con tutte le ragazze più fighe, le più giovani, le milfone, però non fa altro che lamentarsi della sua vita! Una sorta di Fabio Volo in tutti i suoi libri "sono povero, ce l'ho piccolo, non ho la fidanzata". In realtà questo finto sfigato a noi piace un sacco e ci colpisce sin dai primi episodi, al primo sguardo.

Pacey - Dawson's Creek

8 ) Il menefreghista
Non mi piaci. Non mi importa se stai con un altro. Non mi interessa se ti aspetti una mia chiamata. Non ho voglia di conoscere i tuoi. Insomma, per quale motivo stare con uno così?
Perché è bonissimo, no?

Jess - Gilmore Girls

9 ) Il finto cattivo ragazzo
Fuma, beve, si fa arrestare, poi si mette con te e diventa Mr. Pantofola d'oro 2015.

Ryan - The O.C.

10 ) L'uomo perfetto
L'uomo perfetto, per noi povere stupidine e sciocchine, è rappresentato da colui il quale incarna alla perfezione tutti i 9 personaggi descritti fino a questo momento. Spiritoso, ricco, cattivo ragazzo, affidabile, pantofola d'oro, belloccio.
Lui è il male.
Lui è quello che ci fa perdere la testa.
Quest'uomo è tutto ciò che dovremmo evitare ma che, puntualmente, ci ritroviamo ad amare.

Mr. Big - Sex And The City

venerdì 23 gennaio 2015

10 cose che le serie tv mi hanno insegnato sugli uomini - prima parte

Ieri, pur non trovandomi nel nefasto periodo della sindrome premestruale, ho vaneggiato e blaterato qualcosa di assurdo nei confronti del mio ragazzo. La sua reazione, come sempre, è stata una bella risata. Trattandosi, appunto, di un pomeriggio di ordinaria follia ho provato a pensare come avrebbe reagito uno dei tanti uomini che ho amato in vita mia, ricchi, bellissimi, spiritosi, i fidanzati delle protagoniste dei miei telefilm preferiti. Facendo mente locale ho ricordato i loro volti, le loro personalità e soprattutto le loro principali caratteristiche, così è venuta fuori una "wish list" delle caratteristiche che, a quanto pare, renderebbero perfetto il mio uomo ideale.


1 ) L'indeciso
Codardo, vigliacco, il tipico uomo che visualizza e non risponde per non prendersi le proprie responsabilità.

Nick - New Girl

2 ) Il figlio di papà
Viziato e capace di viziare, spericolato e pronto a tutto perché poi, tanto, ci pensa il papi a risolvere i guai.

Logan - Gilmore Girl

3 ) Quello ricco
Ti ricopre di regali e la sua sicurezza economica traspare in ogni azione, ogni parola, ogni respiro. Trasuda sensualità pur non essendo una gran bellezza ed è capace di portarti a Parigi per una colazione, facendosi perdonare decine di cazzate, tra le quali il suo improponibile stile.

Chuck - Gossip Girl

4 ) Il cattivo ragazzo
Fuma, beve, salta le lezioni, fa tardi la sera e non risponde mai al telefono.
Adorabile!

Logan - Veronica Mars

5 ) Il simpaticone
Un nerd spiritosone, uno che ad ogni domanda risponde con una freddura, il tipico ragazzo che ti conquista con una battuta e non con un complimento. L'immaturo, quello rimasto fermo all'epoca delle medie in cui per dimostrarle interesse dovevi farla ridere.

Seth - The O.C.

 6 ) Il piagnucolone
Ama le tragedie, adora piangersi addosso e prendersi tutte le colpe riguardo i problemi di coppia. Analizza ogni tua mossa ed è pronto a rinfacciarti anche il più insulso degli errori.

Dawson - Dawson's Creek

Ecco dunque come dovrebbe essere il mio uomo ideale: indeciso, misterioso, della serie "prendi una donna, trattala male", ma anche romantico e pronto a rischiare tutto con i soldi di suo padre. Deve certamente possedere un jet privato e sperperare i soldi di famiglia in droghe e alcolici, per poi piangersi addosso quando, stanca di tutto questo, lo mollerò sul ciglio della strada.





giovedì 22 gennaio 2015

ISA MILK X WONDERLOVER | MONA LISA SMILE

Stati Uniti, 1953. La giovane professoressa californiana Katherine Watson (Julia Roberts) si trasferisce in Massachussetts per un nuovo impiego come docente di Storia dell’Arte nel prestigioso college di Wellesley.
Il carattere anticonformista e fuori dall’ordinario di miss Watson, però, non convince l’animo delle sue allieve (Kirsten Dunst, Julia Stiles, Maggie Gyllenhaal, Ginnifer Goodwin), che sognano un futuro di mogli benestanti e fedeli a tempo pieno.



A dirla così può sembrare “Un attimo fuggente con la gonna”, l’ennesima pellicola su professori burberi e studenti controversi, su insicurezze e paure, su Bellezza e solitudine.
In potenza è tutto questo, lo ammetto. All’atto c’è qualcosa di più. C’è un regista, Mike Newell (Quattro matrimoni e un funerale, Donnie Brasco, Harry Potter e il calice di fuoco, L’amore ai tempi del colera) che ha capito perfettamente cosa cerchiamo e lo confeziona al meglio, senza sbavature e melensaggini.



Tra lezioni di Arte e Filosofia, la professoressa Watson ci regala numerose e ben note happy pills di vita con il suo sorriso smagliante. Pillole che hanno poco di “lezione”, ma riescono a motivarci. Sì, perché è la motivazione - o la ricerca della stessa – il cuore di Mona Lisa Smile. La stessa che negli anni abbiamo ricercato fra i banchi di scuola, tra lo sguardo invincibile del professore di Biologia e il sorriso materno dell’insegnante di Lettere.
E Mona Lisa Smile è proprio quell’insegnante di Lettere – la mia si chiama Daniela - che abbiamo amato incondizionatamente. Quella docente che ci ha fatto commuovere parlando del dolore di Didone e mostrandoci l’essenza della diversità nelle pagine di Tahar Ben Jelloun.
La stessa che ci ha reso quello che siamo oggi: piccole giovani Donne dal sorriso indecifrabile.
La stessa che ci ha trasmesso il dono inestimabile della curiosità.




(NB: Si consiglia una confezione di gelato al pistacchio durante la visione. Vi aiuterà a reggere quell’insostenibile nostalgia degli anni liceali ed universitari.)

Qui è dove potete trovare Isa Milk:
Instagram @isamilk9 
Twitter @isamilk9

mercoledì 21 gennaio 2015

4 dettagli che non ricordate del primo episodio di Pretty Little Liars

Mentre aspetto con trepidante ansia lo streaming sub ita dell'episodio 5x16, ripenso ai primi episodi di Pretty Little Liars e in realtà al Pilot, quando questa serie mi sembrava un tremendo mix tra Veronica Mars e Desperate Housewife.



Ci sono 4 dettagli che forse non ricordate o che magari vi sono sfuggiti quando, 2 o 3 anni fa, avete guardato per la prima volta le 4 bugiarde in tv o in streaming sul vostro pc.

1 ) Il comportamento sospetto di Mona
Alla fine della seconda stagione le Liars hanno scoperto che Mona era A e questa ormai è storia. Tornando indietro nel tempo però c'è un dettaglio che avrebbe dovuto farci sospettare di lei fin dall'inizio! Nel Pilot, quando Hanna saluta Aria prima di entrare in classe Mona sembra parecchio infastidita (conosciamo tutti il suo movente della gelosia), successivamente in classe questa viene inquadrata con un braccio sotto il banco e poco dopo Aria riceve un sms da A. Coincidenze? Io non credo.




2 ) Ezra e le sue domande
Subito dopo aver conosciuto Aria in un bar, il bel professorino le chiede "raccontami tutto di te". Niente di sospetto se non fosse per ciò che abbiamo scoperto moltissime puntate dopo e che risulta molto inquietante ai nostri occhi, non è certo un modo tradizionale di conoscersi. Inoltre, guardando l'episodio 1x01 nessuna di noi si è minimamente insospettita per la presenza di Ezra al funerale di Ali? Insomma per quale motivo un nuovo insegnante, che non ha mai seguito Alison, dovrebbe recarsi alla sua cerimonia funebre?
Vorrei anche farvi notare l'orribile acconciatura di Mr. Fitz.



3 ) Telefonini old school.
Flip phones? Startac? Meno di 5 anni fa? Dubito che questi potessero essere i telefonini in voga nel 2010 o giù di lì. Io stessa possedevo un BlackBerry con tastiera Qwerty.




4 ) Attori temporanei
Jessica Di Laurentis e Toby sono stati interpretati, solamente nel Pilot, da due attori differenti e a noi sconosciuti. In realtà anche Ian e Mr. Di Laurentis erano interpretati da altre persone rispetto ai volti che abbiamo imparato a conoscere successivamente. Ricordavate questo particolare?







martedì 20 gennaio 2015

Demodè, gioielli romantici per donne forti

Ci sono persone che semplicemente passano dalla tua vita, attraversano le strisce pedonali del tuo cuore, al momento giusto, nell'attimo perfetto che le lascerà impresse nella memoria, per sempre, con un'aura di positività.
Questo è il breve riassunto dell'incontro tra me e Silvia, una donna, una jewels designer e una potenza di essere umano.



Conosciuta a Catania circa 3 anni fa in un momento assolutamente perfetto della mia vita. Avevo appena trovato l'amore, quello vero, quello che ti fulmina dal primo istante in cui lo riconosci, stavo vivendo un periodo di spensieratezza e allegria che manco Tom Cruise quando ha saltato sui divani di Oprah...
Non divaghiamo.
Io e Silvia ci siamo strette la mano ed io ho perso la testa per una sua creazione, non un gioello, ma un delicatissimo quadretto d'ispirazione shabby che ancora oggi possiedo in casa mia ed ho conservato nell'angolo rosa delle cose belle. Quello fu uno dei primi regali che Renni mi fece e ogni volta che l'osservo, mi tornano in mente decine di ricordi freschi e positivi.



Oggi Silvia è cresciuta, professionalmente si, ma soprattutto umanamente. Un Linfoma di Hodgkin si è abbattutto, come una terribile calamità naturale, su di lei, provando a spazzare via quanto di buono questa giovane donna aveva costruito nella sua vita. Non c'è riuscito. Questo tumore è stato sconfitto e se è vero che la medicina riesce ormai ad aiutare quasi tutti, l'ironia e l'amor proprio sono rimedi infallibili in questi casi.

Silvia ha condiviso con me e con i suoi numerosi "amici"di Facebook ogni dettaglio di questo percorso, dalla scoperta alla guarigione, infondendo coraggio e speranza a tutte quelle persone che spesso, colte dallo sconforto, smettono di lottare.

Oggi indosso fiera una collana firmata Demodè-Lovely Things, creata dalle mani esperte di Silvia e dal suo buon gusto. I suoi gioielli sono delicati, raffinati, romantici e nascondono un'animo gentile e quasi retrò, ma sono dedicati a donne forti, consapevoli, pronte a lottare e rischiare per portare avanti, con audacia, i loro progetti, i loro sogni e la loro vita. Del resto quando scriviamo un post, produciamo una canzone, dipingiamo un quadro o realizziamo un gioiello mettiamo dentro quell'opera noi stessi, il nostro vissuto e le nostre speranze.



Io vi consiglio di dare un'occhiata alla pagina Facebook di Demodè, per rendervi conto che (come sempre) ho ragione e tutto quello che oggi vi ho raccontato non renderà mai abbastanza onore a Silvia e alle sensazioni che ci ha trasmesso in questi mesi.



martedì 13 gennaio 2015

Quello che Facebook ci ha fatto

Vorrei poter dire che l'idea di disattivare il mio account Facebook è nata dalla voglia di compiere un esperimento di natura sociale, ma non è così.
Ho disattivato il mio account per staccare la spina perché questo social network mi/ci consuma.



Magari per voi non sarà così, ma mi rendo conto che tramite la nostra Home, aggiornata ogni tot di tempo, assorbiamo il malessere degli altri e ne produciamo a nostra volta quando si scatenano in noi rabbia, gelosia, ansia per ciò che qualcuno ha scritto o postato sul proprio profilo. Diventiamo così gradevoli e sopportabili come un sassolino nella scarpa, come la sabbia nelle mutande o la lentina messa male nell'occhio destro.

Tutto questo può sembrare esagerato, ma sono certa che molti di voi si ritroveranno in queste mie parole. Sono sicura che tante volte vi sarà capitato di iniziare la giornata con il piede giusto, con un buon caffè, un bacio del buongiorno e una giornata di sole fuori dalla finestra, per poi vedere questo buon umore sgonfiato come un pessimo soufflè da ciò che avete visto o letto su Facebook.
Uno status negativo o misterioso può infatti generare in noi chissà quali dubbi o reazioni drammatiche, spostando sulla nostra testa una nube nera di pessimismo.



Per questo motivo avevo scelto di disintossicarmi e dedicarmi ad altro! Ho pulito casa da cima a fondo, ho preparato piatti dietetici che mi hanno fatto assolutamente schifo, ho scritto il doppio dei post sui vari blog che quotidianamente mi ospitano (tipo questo o questo), ho giocato con il mio cane, ho mandato un sacco di messaggi vocali e sono andata a far la spesa da sola (attività che peraltro odio).
Devo ammettere che spesso ho avuto la tentazione di scrivere sul mio account fantasma ciò che mi era capitato, tipo che ieri il giardiniere mi ha beccata con l'asta per i selfie oppure che la mia esperienza come Durex Ambassador è terminata, ma una volta realizzato che Facebook era momentaneamente K.O. ho deciso di dedicarmi a Twitter (dove mi sento la donna invisibile) e Instagram. In entrambi i casi sento di non dar fastidio a nessuno e non influenzare in alcun modo la gente con la mia negatività del momento.

Perché sono tornata? Prima di tutto perché molte persone mi mancano e ho notato che certi soggetti, una volta eliminato Facebook, diventano per me irraggiungibili non avendogli mai chiesto il numero di cellulare o l'indirizzo email. Secondo di tutto perché molte app sono praticamente inutilizzabili senza l'accesso al glorioso social network ed io ho bisogno di sapere quante kcal ho bruciato oggi oppure quale stronzata scrivevo nel 2009. Terzo di tutto perché sono egocentrica e forse ormai lo siamo tutti, ma la smania di condividere quello che mi capita o ciò che provo è talmente forte che neanche Gesù che mi osserva e fa no con la testa potrà fermarmi.

La mia detox da Facebook è durata solamente 43 ore, ma invito tutti voi a farlo almeno un paio di volte durante l'anno, dopo le feste o prima dell'estate, per rimettersi in forma, cambiare aria, respirare a pieni polmoni e tornare ad essere una persona che parla con la gente e non tiene gli occhi sempre sullo smartphone.

giovedì 8 gennaio 2015

Altro che WhatsApp...

Oggi voglio raccontarvi una storia.

C'era una volta una 13enne che bionda che ricevette in regalo un telefono cellulare nel lontano 1998. La ragazza, non sapendo come utilizzarlo, decise di tenerlo spento pur avendo distribuito per mari e per monti il suo numero. Qualche mese più tardi, la giovane donna, decise di premere sul tasto dell'accensione di quell'orrendo aggeggio nero dalla lunghissima antenna, per scambiare quattro chiacchiere con le amiche e per essere sempre raggiungibile dai propri genitori.



Un bel giorno quel misterioso oggetto firmato Motorola emise un segnale acustico differente, un suono fino a quel momento mai udito dalla ragazza la quale, sconvolta, prese tra le mani il telefono cellulare e scorse una piccola bustina lampeggiante.
Dopo aver premuto a caso il 90% dei tasti presenti su quell'obsoleto mezzo di comunicazione, la biondina poco sveglia si trovò davanti un messaggio d'amore, inviato da un numero a lei sconosciuto. Questo enigmatico corteggiatore invitava l'ormai 14enne a lasciare il suo fidanzato per LUI.
La giovane donna, colpita da tanta sicurezza, intraprese una conversazione poco audace, ma certamente vivace, con questo misterioso interlocutore.  I telefoni cellulari cominciarono ad evolversi e la bionda teen-ager optò per un modello esteticamente più accettabile, il cui suono veniva confuso con quello di altre persone in strada, al bar, in pizzeria e tra i banchi di scuola.



Il ragazzo del mistero, giorno dopo giorno, rivelò con rebus, citazioni e indizi la propria identità.

La ragazza lasciò il suo fidanzato, corse tra le braccia di questo gentiluomo che la conquistò con frasi tratte dai monologhi di Dawson e si fece prendere per i fondelli per tutti gli anni del liceo.

Tuttavia la giovane donna, ricorda ancora con estrema emozione il trillo che, sull'obsoleto telefono cellulare, segnalava l'arrivo di un nuovo sms e l'inizio di un nuovo batticuore.
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